Quando storia e natura diventano una cosa sola

Conosco il Parco della Mandria come le mie tasche.

Ci sono andata a piedi, in bicicletta, in carrozza e sul trenino. Ho visto cavalli, caprioli, minilepri, un’intera famigliola di cinghiali, un fagiano mi ha tagliato la strada mentre pedalavo e ho perfino incontrato una salamandra. Ci sono stata di giorno, di notte e al tramonto. L’ho visto trasformarsi nel corso degli anni e diventare sempre più bello e più accattivante.
Cascine, laghetti e castelli sperduti in mezzo ai boschi evocano racconti fiabeschi dove il tempo scorre ad un’altra velocità e dove, passo dopo passo, i suoi sentieri ti portano dentro la Storia, quella con la esse maiuscola.
E io mi lascio portare.


Il castello e la tenuta hanno avuto un ruolo determinante nella storia di casa Savoia e in particolare nella vita di Vittorio Emanuele II.
Il padre della patria.
Il re che insieme a Cavour, Garibaldi e Mazzini fece l’Italia.
Il re cacciatore.
Poco incline alla vita di corte, ma amante della quiete e della campagna, trasforma questo luogo nella sua vera residenza, trascorrendo la maggior parte del tempo in compagnia della sua amante, la Bela Rosin, al secolo Rosa Vercellana, che solo alla fine della sua vita sposerà con nozze morganatiche, cioè senza diventare regina.
Vittorio Emanuele adora il castello del parco più di ogni altra reggia, benché non sia affatto la più sfarzosa. Qui può andare a caccia, è lontano dai pettegolezzi di corte e può incontrare senza troppi problemi il suo grande amore Rosina.

Lei è una donna del popolo e ha più o meno 15 anni quando Vittorio se ne innamora.
Lui ne ha 27, non è ancora re ed è sposato con la cugina Maria Adelaide da cinque anni.
Tra i due è subito amore.
Un anno dopo il loro incontro nasce la primogenita Vittoria. Tre anni più tardi, nel 1851, verrà al mondo anche Emanuele.
La regina Maria Adelaide conosce la verità, come del resto la conoscono tutti, ma ama suo marito e si è rassegnata da tempo al ménage à trois. Morirà a soli 31 anni, dopo aver dato al re ben cinque figli legittimi e lasciando campo libero alla Bella Rosina che consoliderà il suo rapporto con Vittorio Emanuele, davanti agli occhi scandalizzati dell’intera corte. Soprattutto quelli di Cavour che da sempre osteggia apertamente questa relazione, giudicandola “sconveniente” perché Rosina non possiede alcun titolo nobiliare.

Il re, allora, decide di mettere fine ad ogni discussione e nell’aprile del 1859 concede alla sua amata il titolo di “Contessa di Mirafiori e Fontanafredda”, la porta nel castello appena restaurato del parco della Mandria e lì vivono felici e contenti… almeno fino a quando non si farà l’Italia e i due dovranno, per ovvi motivi istituzionali, lasciare il loro nido d’amore e trasferirsi nella capitale.
Prima di quel momento però, Vittorio Emanuele si gode il suo amore, il suo castello e il suo parco. Per preservare le specie di animali che vivono e proliferano in quella zona, ma soprattutto per tenere alla larga i “seccatori”, il re fa costruire un muro di cinta lungo 36 chilometri che ancora resiste ai nostri giorni. Spende un milione di lire… una cifra esorbitante se raffrontata con lo stipendio medio di un impiegato che era di circa 1500 lire all’anno. Ma lui non bada a spese perché lì dentro è racchiuso tutto quello che ama di più: Rosina, la caccia, i figli. Quelli di Rosina. Quelli legittimi invece, li ha spediti in altre residenze lontane dal suo personalissimo paradiso. Passa intere giornate all’aria aperta, a cavallo, lontano dall’etichetta di corte, dai balli e dalla vita mondana che tanto detesta.

Vivono qui, nel parco della Mandria, nel castello del borgo, finché Torino resta capitale d’Italia. Poi Vittorio dovrà trasferirsi prima a Firenze e dopo a Roma. Vorrebbe con sé anche Rosina nelle stanze del Quirinale, ma il governo non glielo permette e per questo motivo lei andrà ad abitare in una villa appartata sulla via Nomentana, lontana da sguardi indiscreti e pettegoli, ma pur sempre vicino al suo amore.
Nel 1877, dopo trent’anni dall’inizio della loro storia, finalmente diventano marito e moglie. L’anno successivo, però, Vittorio Emanuele muore per una polmonite e Rosina cade in disgrazia. Non potrà più tornare nella Mandria e morirà a Pisa nel dicembre del 1885 dove abita la figlia Vittoria.

La riserva di caccia sarà venduta ai Medici del Vascello da Umberto I, legittimo erede al trono che non ha nessun interesse a mantenere quella tenuta così costosa e che gli provoca soltanto brutti ricordi.

Oggi la Mandria è un parco regionale aperto al pubblico. Così come gli Appartamenti Reali del Borgo Castello che sono stati recentemente restaurati e ripristinati nei loro arredi originali e che meritano una visita perché svelano aspetti unici e del tutto peculiari della vita regale, lontana dai fasti della corte, ma densa di quella intimità che fu solo di Vittorio Emanuele e della Bela Rosin.

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