Un caffè alla Certosa

[Certosa Reale di Collegno – Portale Juvarra]
Questa mattina il sole ha fatto capolino a sorpresa sui colori dell’autunno e io ne ho approfittato per prendere il mio caffè vicino alla Certosa Reale di Collegno e dato che la macchina fotografica era casualmente nello zaino ho fatto anche qualche foto.

📍  Caffè Dream – via Martiri XXX Aprile 21F – Collegno (TO)

Così passeggiando tra foglie accese di giallo e di rosso, scopro che il Portale Juvarra, accesso principale alla Certosa che raffigura una meravigliosa scena dell’Annunciazione, è straordinariamente aperto… e allora mi infilo e comincio a scattare. Gli scorci suggestivi e le complesse prospettive geometriche dei portici non mancano. Procedo fino allo splendido chiostro maggiore circondato dalle sue 112 colonne di pietra senza smettere di provare incanto e stupore.

La Certosa Reale di Collegno è conosciuta grazie alla comicità di Totò ne “Lo smemorato di Collegno”, ma la storia che interessa questo complesso risale molto indietro nel tempo fino a coinvolgere le vicende dell’Ordine dei Certosini e la storia Sabauda. Fu infatti Madama Cristina che consentì nel 1648 di posare la prima pietra. Piú recente invece è la destinazione ad ospedale psichiatrico, avvenuta dopo l’allontanamento dei certosini nella seconda metà dell’ottocento e la creazione del manicomio di Collegno.

Uno dei suoi padiglioni ospita la biblioteca psichiatrica più fornita d’Italia. Oltre seimila volumi che raccontano la storia della psichiatria a completa disposizione di studenti, ricercatori, studiosi e di chiunque sia interessato.

Non c’è che dire… il caffè di oggi è stato una vera sorpresa!

Mai dimenticare

Avevo già letto “Ninfee Nere” e mi era piaciuto moltissimo oggi ho terminato “Mai dimenticare” e con questo romanzo si consolida definitivamente la stima che nutro nei confronti dell’autore.

Di Bussi mi colpisce la straordinaria capacità di condurre il romanzo su piani temporali differenti senza mai incorrere nel rischio di confondere il lettore o di deluderlo.

La trama è avvincente, il ritmo incalzante (confesso che era da un po’ che non davo il giro alla notte, incapace di staccarmi da quelle pagine) e il dubbio ti resta fino alla fine.

Ho già acquistato il prossimo: “Tempo Assassino”, ma dovrò aspettare un week end senza impegni, per poter prolungare la lettura notturna senza timore di conseguenze.

La frase

Perché la moneta cada un giorno a vostro favore dovete solo giocare spesso e molto, e ricominciare sempre.
Insistere.
E’ solo questione di probabilità. E dopo tutto, forse, anche di fortuna.”

[Michel Bussi – Mai dimenticare]

Il libro

«Incontrate una bella ragazza sul ciglio di una scogliera? Non tendetele la mano! Potrebbero credere che l’avete spinta».

È quello che succede a Jamal Salaoui, trentenne sportivo con una protesi di carbonio al posto della gamba sinistra, che ciò̀ nonostante si allena ogni giorno correndo su e giù̀ per le bianche scogliere di Yport, grazioso paesino affacciato sulla Manica dal lato francese, con l’obiettivo di essere il primo atleta portatore di handicap a partecipare all’Ultra-Trail del Monte Bianco, la più̀ dura corsa campestre del mondo.

Se vuoi altre informazioni sul libro e sull’autore…

La notte

So che la notte non è come il giorno: che tutte le cose sono diverse, che le cose della notte non si possono spiegare nel giorno perché allora non esistono, e la notte può essere un momento terribile per la gente sola quando la loro solitudine è incominciata. Ma con Catherine non c’era quasi differenza nella notte tranne che era anche meglio.

[Addio alle armi – Ernest Hemingway]

Le donne di Dudovich

[il bacio rosso di Dudovich]

Non è conosciuto da molti, eppure Marcello Dudovich è il padre del cartellonismo pubblicitario italiano. Artista poliedrico e professionista di valenza internazionale, Dudovich nasce a Trieste nel 1878.

La sua produzione artistica è principalmente legata alle grandi aziende che richiedevano di essere pubblicizzate e per loro Dudovich realizza manifesti di una freschezza e di una originalità sorprendente, vera apoteosi dello spirito della Belle Époque. 

Grande viveur e amante della vita gaudente, il suo vocabolario espressivo risente del fascino degli stilemi decorativi liberty epurati però da ogni ridondanza decorativa. Le belle donne sono senz’altro il soggetto privilegiato dei suoi manifesti: eleganti, sensuali e raffinate, ornate di ombrelli, cappelli e ventagli sono vere e proprie icone liberty. Col passare degli anni si trasformano, riflettendo l’evoluzione dei costumi e diventando via via più moderne, emancipate e sicure di se stesse. Attive nel lavoro e pronte a cimentarsi in attività fino ad allora considerate “virili”.

Le donne di Dudovich sono protagoniste assolute della scena, eppure non tolgono spazio al messaggio pubblicitario, anzi, lo esaltano con la loro grazia e la loro bellezza. Nel suo tratto si avverte la libertà di conservare la femminilità delle figure, la loro esplicita avvenenza e idealizzazione mantenendo ben salda la funzione comunicativa promozionale sempre dotata di grande chiarezza. 

 

Colazione da Tiffany

Ecco perché mi piace venire da Tiffany per l’atmosfera tranquilla e serena che si respira non per i gioielli, sinceramente a me non piacciono i gioielli, ma solo i diamanti!

[Audrey Hepburn – Holly – Colazione da Tiffany]

Bellezze anni venti

Tamara De Lempicka

Quando sfoglio le pagine di quegli anni venti, la prima a venirmi incontro è senz’altro lei: Tamara de Lempicka, meravigliosa interprete su tela della follia parigina di quei salotti,  con le sue deliziose silhouette drappeggiate in pose statuarie, quasi drammatiche, che si riempiono di pennellate dai colori brillanti e lacche dai toni accesi, restituendo fedelmente l’idea di un moderno e spregiudicato dinamismo, costruito sull’immagine simbolica di una donna eccessiva, connubio di bellezza e lascivia che sa di cipria e letti sfatti, che profuma di eleganza e riverbera luce soffusa di abat-jour, mentre in un sottofondo lontano, echeggiano le note del charleston e la voce della Baker.

Josephine Baker

Le donne di quegli anni non seguono una moda. La inventano. Si inventano suggestivi tagli di capelli a la garçonne, glamour e umorismo. Donne con le labbra rosse e gli occhi bistrati, appena in bilico sui loro tacchi sagomati, vanno incontro alla modernità, rimettendo in discussione i ruoli sessuali e scegliendo finalmente di essere protagoniste.

Coco Chanel

E’ questo il nuovo modo con cui Coco Chanel costruisce il suo impero economico partendo dal nulla, rompendo con le regole del passato e inventando una nuova tendenza, diventando un punto di riferimento imprescindibile nella moda secondo regole che sembravano poter avere valore solo per pittori, musicisti e poeti. Artisticamente. Così, il suo famoso N° 5 diventerà leggenda insieme a lei e al suo stile pratico e sportivo, vagamente androgino, ma sempre estremamente elegante.

Greta Garbo

Che dire poi della Divina Greta Garbo, della perfezione dei suoi lineamenti e del fascino misterioso della sua sensualità. I suoi cappelli, i suoi foulard, i suoi guanti. Ritratto in bianco e nero dell’essenzialità. E della bellezza.

Adoro quelle donne che sonno state capaci di giocare al maschile la carta della femminilità. Forse oggi dovremmo tornare ad osservarle, a studiarle con un po’ più di attenzione…

Nessun uomo ti farà sentire protetta e al sicuro… come un cappotto di cachemire e un paio di occhiali neri. [Coco Chanel]

Memoria

Dar forma a una durata è l’esigenza della bellezza, ma è anche quella della memoria. Ciò che è informe è inafferrabile, non memorizzabile.

[La Lentezza – Milan Kundera]

 

Punto di svolta

Il primo sguardo, il primo bacio, la prima notte d’amore, non sono niente in confronto con la prima risata che si fa insieme. È quello il contatto decisivo, il vero punto di svolta. Anche se, beninteso, ciò che pensai allora fu un semplice: simpatico, il Silvera.

[L’amante senza fissa dimora – Fruttero e Lucentini]

Che cos’ho imparato sull’amore

Che cos’ho imparato sull’amore? Quello che ho imparato sull’amore è che l’amore esiste. O forse, più semplicemente, quello che ho imparato e imparo sull’amore è quello che racconto nei miei film, in tutti i miei film. E cioè che non dimentichiamo mai le persone che abbiamo amato, perché rimangono sempre con noi; qualcosa le lega a noi in modo indissolubile, anche se non ci sono più. Ho imparato che ci sono amori impossibili, amori incompiuti, amori che potevano essere e non sono stati. Ho imparato che è meglio una scia bruciante, anche se lascia una cicatrice: meglio l’incendio che un cuore d’inverno. Ho imparato, e in questo ha ragione mia madre, che è possibile amare due persone contemporaneamente. A volte succede: ed è inutile resistere, negare, combattere. Ho imparato che l’amore non è solo sesso: è molto, molto di più. Ho imparato che l’amore non sa né leggere né scrivere. Che nei sentimenti siamo guidati da leggi misteriose, forse il destino o forse un miraggio, comunque qualcosa di imperscrutabile e inspiegabile. Perché, in fondo, non esiste mai un motivo per cui ti innamori. Succede e basta.

[Ferzan Ozpetek – Rosso Istanbul]

Gli aquiloni

«Forse sto facendo una stupidaggine» ammise. «Ma vuoi che te io dica? Tu hai negli occhi qualcosa del fucilato». «Accidenti!» feci io.
Rise.
«Ti ho messo paura, eh? Ma non significa necessariamente dodici pallottole nel corpo. Si può anche diventare molto vecchi così. È la polacca che ti dà quello sguardo. Non te la prendere. La rivedrai».
«Come fa a saperlo, signora Julie?»
Esitò, come se non volesse darmi un dolore.
«Sarebbe troppo bello, se tu non la rivedessi. Resterebbe tutto intatto. Ma nella vita è raro che le cose restino intatte».

[Gli aquiloni – Romain Gary]