Di rosso e di giallo

Oggi è San Martino e questi sono i giorni della sua estate tardiva.
In effetti il sole non manca, l’aria è tiepida e colori dell’autunno sono strepitosi. Sono colori caldi e malinconici che segnano la transizione fra l’estate e l’inverno. Io li chiamo i colori dell’armonia e della riflessione perché mi piace camminare nei boschi lasciando che i pensieri si muovano liberi come foglie. Mi piacciono tutte, le foglie, così colorate ed eleganti che sembrano fiori, mi piace il rumore di quelle secche che scricchiolano sotto le scarpe, mi piace la grazia con cui scendono a terra sospinte da una brezza leggera. Si chiama foliage… e mi piace anche il suono di questa parola.

Così non posso fare altro che infilare nei piedi le scarpe adatte e tuffarmi in tutta quella meraviglia. Fa bene al corpo e fa bene allo spirito e mai come in questi giorni, ne sento un gran bisogno. Abito ai piedi della montagna, i boschi dietro casa… e in questo periodo di chiusura forzata, mi rendo conto, di essere in una situazione privilegiata, ma se ancora avessi avuto dei dubbi sulla scelta di vivere lontana dalla città, oggi sarebbero definitivamente scomparsi.

E passeggiando in quel trionfo di gialli e di rossi accesi, tra un fungo e qualche bacca che penzola dai rami, mi tornano alla mente San Martino, la sua leggenda e la mia maestra delle elementari. Era stata lei a raccontarmela per la prima volta. Le braccia conserte appoggiate sul banco e completamente rapita dalla narrazione, vivevo il racconto come se fossi stata a teatro e dove c’era la cattedra vedevo il soldato Martino a cavallo, nell’atto di dividere in due il suo mantello di lana e di regalarne metà al mendicante vestito solo di pochi stracci che si trovava al bordo della strada e che sarebbe sicuramente morto di freddo se il soldato non lo avesse aiutato. E subito dopo vedevo il cielo schiarirsi e sentivo il sole scaldarmi il cuore, così come aveva scaldato Martino per ricompensarlo del suo gesto. E anche per me tornava l’estate.

Non è una ricorrenza famosa, eppure ogni anno, l’undici di novembre mi viene in mente San Martino e quella bella lezione di generosità imparata sui banchi di scuola.
Grazie Maestra!

[Cima da Conegliano -Trittico di Navolè – pannello centrale]

Quattro passi nel parco

A volte attraversando un parco si fanno incontri simpatici… come questo scoiattolo che passava da un albero all’altro nei giardini di Italia 61 a Torino. Oggi meritava attraversarli, allungare un po’ la strada e fare qualche scatto qua e là al laghetto e al Palazzo a Vela e infine, naturalmente, una piacevole pausa caffè.

Questi giardini circondavano e abbellivano il nuovo quartiere a sud della città di Torino, chiamato appunto “Italia 61” e costruito per celebrare i 100 anni dell’Unità d’Italia.

Sono ancora visibili i piloni della futuristica Monorotaia, i padiglioni adoperati per la Mostra delle Regioni che oggi ospitano il campus dell’ONU, il Palazzo del Lavoro che versa purtroppo in un indecoroso stato di degrado e il Palazzo a Vela che è invece stato ristrutturato in occasione dei giochi olimpici del 2006 e viene oggi utilizzato per manifestazioni sportive e culturali.

📍 Bar Affinity – Via Genova 178 – Torino

Un caffè alla Certosa

[Certosa Reale di Collegno – Portale Juvarra]
Questa mattina il sole ha fatto capolino a sorpresa sui colori dell’autunno e io ne ho approfittato per prendere il mio caffè vicino alla Certosa Reale di Collegno e dato che la macchina fotografica era casualmente nello zaino ho fatto anche qualche foto.

📍  Caffè Dream – via Martiri XXX Aprile 21F – Collegno (TO)

Così passeggiando tra foglie accese di giallo e di rosso, scopro che il Portale Juvarra, accesso principale alla Certosa che raffigura una meravigliosa scena dell’Annunciazione, è straordinariamente aperto… e allora mi infilo e comincio a scattare. Gli scorci suggestivi e le complesse prospettive geometriche dei portici non mancano. Procedo fino allo splendido chiostro maggiore circondato dalle sue 112 colonne di pietra senza smettere di provare incanto e stupore.

La Certosa Reale di Collegno è conosciuta grazie alla comicità di Totò ne “Lo smemorato di Collegno”, ma la storia che interessa questo complesso risale molto indietro nel tempo fino a coinvolgere le vicende dell’Ordine dei Certosini e la storia Sabauda. Fu infatti Madama Cristina che consentì nel 1648 di posare la prima pietra. Piú recente invece è la destinazione ad ospedale psichiatrico, avvenuta dopo l’allontanamento dei certosini nella seconda metà dell’ottocento e la creazione del manicomio di Collegno.

Uno dei suoi padiglioni ospita la biblioteca psichiatrica più fornita d’Italia. Oltre seimila volumi che raccontano la storia della psichiatria a completa disposizione di studenti, ricercatori, studiosi e di chiunque sia interessato.

Non c’è che dire… il caffè di oggi è stato una vera sorpresa!