Tamara sulla Bugatti verde

Mi emoziono sempre davanti ai quadri di questa pittrice che amo e che fino agli anni settanta conoscevano in pochissimi (ho fatto una piccola ricerca e su tre enciclopedie dell’arte che possiedo, il suo nome non viene menzionato neppure una volta).
Ho visitato più di una sua mostra e quando l’occasione si presenterà, lo farò di nuovo, per ora mi limito a sfogliare pagine di libri che contengono i suoi dipinti e ogni volta trovo qualche spunto di riflessione nuovo.

Artista famosa nella Parigi bene degli anni venti e trenta, dalla vita movimentata, con un nome strano e difficile da pronunciare, Tamara de Lempicka ebbe persino un incontro… o meglio, uno scontro con Gabriele D’Annunzio.

Un’artista dai contorni incerti.
Ambigua, sicuramente.
Libera, senza ombra di dubbio!
Così la immaginiamo osservando i suoi dipinti per la prima volta.
A metà strada tra il Grande Gatsby e Coco Chanel, Tamara è la donna della Bugatti verde. Una bellezza fredda e irritante, padrona del mezzo che possiede, l’automobile, che non a caso è anche un simbolo dell’emancipazione femminile. Anche se di fatto, una Bugatti, lei non la ebbe mai.

[Autoritratto – Tamara sulla Bugatti verde]
La bella polacca è senz’altro una star del periodo tra le due guerre che amava frequentare il Ritz di Parigi o il Grand Hotel di Monte Carlo, protagonista indiscussa di tutto quello che oggi chiameremmo jet-set.
Tamara sulla Bugatti verde è probabilmente il suo più famoso autoritratto. Ed è proprio il binomio donna-automobile che questa volta mi fa riflettere.

Quale rapporto esiste fra le due?

Osservandola percepisco un desiderio di controllo e di comando, stemperato appena da quel suo atteggiamento fiero ed elegante in perfetta armonia con l’oggetto posseduto: l’automobile, simbolo di virilità e di forza.
Una, vestita da un grande stilista, l’altra, dotata di un marchio di fabbrica prestigioso.
L’atteggiamento di padronanza che Tamara ostenta nel dipinto, mi sembra voler dire: “Con questa faccio tutto ciò che voglio perché possiedo la forza e il potere. Posso farci salire i miei amanti o le mie amanti e condurli verso il piacere, la libertà, ma anche contro un albero. Decido io!”

Eppure… oltre l’apparenza della diva trasgressiva e modaiola, in quegli occhi grigi come l’acciaio avverto una profonda solitudine e tanta malinconia.

Quella donna è veramente libera?

Non lo so. Forse bisogna guardare all’intera sua opera per provare a rispondere. In ogni caso, il dipinto divenne famoso in tutto il mondo, icona della donna moderna e perfetto ritratto del suo tempo.

La ragazza coi guanti, però resta la mia preferita.

[Ragazza coi guanti]
Adoro tutte quelle sue donne eleganti e drappeggiate in pose statuarie, dai colori brillanti come lacche, ricche di contrasti e fascino infinito.

Ma di queste mi riservo di parlarne nei prossimi post.

Bellezze anni venti

Tamara De Lempicka

Quando sfoglio le pagine di quegli anni venti, la prima a venirmi incontro è senz’altro lei: Tamara de Lempicka, meravigliosa interprete su tela della follia parigina di quei salotti,  con le sue deliziose silhouette drappeggiate in pose statuarie, quasi drammatiche, che si riempiono di pennellate dai colori brillanti e lacche dai toni accesi, restituendo fedelmente l’idea di un moderno e spregiudicato dinamismo, costruito sull’immagine simbolica di una donna eccessiva, connubio di bellezza e lascivia che sa di cipria e letti sfatti, che profuma di eleganza e riverbera luce soffusa di abat-jour, mentre in un sottofondo lontano, echeggiano le note del charleston e la voce della Baker.

Josephine Baker

Le donne di quegli anni non seguono una moda. La inventano. Si inventano suggestivi tagli di capelli a la garçonne, glamour e umorismo. Donne con le labbra rosse e gli occhi bistrati, appena in bilico sui loro tacchi sagomati, vanno incontro alla modernità, rimettendo in discussione i ruoli sessuali e scegliendo finalmente di essere protagoniste.

Coco Chanel

E’ questo il nuovo modo con cui Coco Chanel costruisce il suo impero economico partendo dal nulla, rompendo con le regole del passato e inventando una nuova tendenza, diventando un punto di riferimento imprescindibile nella moda secondo regole che sembravano poter avere valore solo per pittori, musicisti e poeti. Artisticamente. Così, il suo famoso N° 5 diventerà leggenda insieme a lei e al suo stile pratico e sportivo, vagamente androgino, ma sempre estremamente elegante.

Greta Garbo

Che dire poi della Divina Greta Garbo, della perfezione dei suoi lineamenti e del fascino misterioso della sua sensualità. I suoi cappelli, i suoi foulard, i suoi guanti. Ritratto in bianco e nero dell’essenzialità. E della bellezza.

Adoro quelle donne che sonno state capaci di giocare al maschile la carta della femminilità. Forse oggi dovremmo tornare ad osservarle, a studiarle con un po’ più di attenzione…

Nessun uomo ti farà sentire protetta e al sicuro… come un cappotto di cachemire e un paio di occhiali neri. [Coco Chanel]