La passeggera del n. 54

Henri de Toulouse-Lautrec
La passeggera del n. 54
Litografia a gessetto, pennello e spruzzo

“L’amore è quando il desiderio di essere desiderato ti fa stare così male che senti di poter morire.” Così si sentiva l’artista a bordo della nave diretta a Bordeaux, quando incontrò nel 1895 “la passeggera della cabina 54” che, abbandonata la lettura, contemplava l’oceano dove navigava un battello a vapore.

Fu amore a prima vista… un vero colpo di fulmine sul ponte di una nave. Lautrec si invaghì così profondamente di quella donna che decise di proseguire il viaggio fino a Lisbona per seguire la bella passeggera che però aveva un marito ed era diretta a Dakar proprio per raggiungerlo.

L’artista non realizzò mai il suo desiderio, ma quella donna gli restò nel cuore, negli occhi e sulla tela dopo averla osservata per giorni a bordo di quella nave.

 

 

 

 

 

 

L’orientalismo e le “Mille e una notte”

[Shéhérazade – Édouard Frédéric Wilhelm Richter]
Orientalismo è un termine tornato di moda per delineare un fenomeno culturale e politico oggi più che mai attuale.

Io mi rifaccio al suo originale significato artistico e alla tendenza, soprattutto in ambito pittorico, a imitare o a riprodurre ciò che appartiene ai paesi orientali.
L’orientalismo inteso come corrente pittorica, non arrivò mai a costituire una vera e propria scuola, ma si mischiò con il romanticismo, il postimpressionismo e il classicismo. Tuttavia riscosse parecchio interesse durante tutto il secolo XIX soprattutto in Francia e in Inghilterra dove il fascino per l’esotico era più sentito che in altri paesi, forse per una tendenza tutta romantica, di immaginare il mondo orientale come un luogo libero dalle convenzioni borghesi, anche se, a onor del vero, bisogna dire che la maggior parte dei pittori orientalisti non aveva mai visitato l’oriente.

Édouard Frédéric Wilhelm Richter (1844 – 1913) fu uno di loro. I suoi soggetti preferiti erano le belle donne esotiche vestite con costumi elaborati e dai colori accesi, ritratte quasi sempre in un harem. Non fu mai considerato un grande pittore, ma le sue opere, grazie alla grande carica di sensualità che riuscivano a tramettere, ancora oggi hanno un buon valore di mercato.

Io ho scelto Shéhérazade perché la sua figura è l’essenza del principio femminile, colei che raccontando, incanta, seduce e pacifica l’uomo e questo dipinto, trovo che la rappresenti molto bene

Personaggio chiave delle Mille e una Notte, riesce a interrompere la furia omicida del sultano Shahriar che, incrudelito dal tradimento della sposa infedele, da tre anni, ogni notte, prende una nuova sposa e all’alba la fa decapitare.
Shéhérazade, figlia del gran Visir, si offre volontaria per passare la notte col re, consapevole di conoscere la più grande delle arti di seduzione: la fantasia.
Per mille e una notte, tiene desta la curiosità del sovrano con le sue favolose storie legate una all’altra come preziosi anelli di una collana, oppure rinchiuse una dentro l’altra come scatole cinesi.
Quando finalmente Shéhérazade smetterà di raccontare, il re, per amor suo avrà dimenticato l’antico odio per le donne e si riconcilierà con la vita.

Tamara sulla Bugatti verde

Mi emoziono sempre davanti ai quadri di questa pittrice che amo e che fino agli anni settanta conoscevano in pochissimi (ho fatto una piccola ricerca e su tre enciclopedie dell’arte che possiedo, il suo nome non viene menzionato neppure una volta).
Ho visitato più di una sua mostra e quando l’occasione si presenterà, lo farò di nuovo, per ora mi limito a sfogliare pagine di libri che contengono i suoi dipinti e ogni volta trovo qualche spunto di riflessione nuovo.

Artista famosa nella Parigi bene degli anni venti e trenta, dalla vita movimentata, con un nome strano e difficile da pronunciare, Tamara de Lempicka ebbe persino un incontro… o meglio, uno scontro con Gabriele D’Annunzio.

Un’artista dai contorni incerti.
Ambigua, sicuramente.
Libera, senza ombra di dubbio!
Così la immaginiamo osservando i suoi dipinti per la prima volta.
A metà strada tra il Grande Gatsby e Coco Chanel, Tamara è la donna della Bugatti verde. Una bellezza fredda e irritante, padrona del mezzo che possiede, l’automobile, che non a caso è anche un simbolo dell’emancipazione femminile. Anche se di fatto, una Bugatti, lei non la ebbe mai.

[Autoritratto – Tamara sulla Bugatti verde]
La bella polacca è senz’altro una star del periodo tra le due guerre che amava frequentare il Ritz di Parigi o il Grand Hotel di Monte Carlo, protagonista indiscussa di tutto quello che oggi chiameremmo jet-set.
Tamara sulla Bugatti verde è probabilmente il suo più famoso autoritratto. Ed è proprio il binomio donna-automobile che questa volta mi fa riflettere.

Quale rapporto esiste fra le due?

Osservandola percepisco un desiderio di controllo e di comando, stemperato appena da quel suo atteggiamento fiero ed elegante in perfetta armonia con l’oggetto posseduto: l’automobile, simbolo di virilità e di forza.
Una, vestita da un grande stilista, l’altra, dotata di un marchio di fabbrica prestigioso.
L’atteggiamento di padronanza che Tamara ostenta nel dipinto, mi sembra voler dire: “Con questa faccio tutto ciò che voglio perché possiedo la forza e il potere. Posso farci salire i miei amanti o le mie amanti e condurli verso il piacere, la libertà, ma anche contro un albero. Decido io!”

Eppure… oltre l’apparenza della diva trasgressiva e modaiola, in quegli occhi grigi come l’acciaio avverto una profonda solitudine e tanta malinconia.

Quella donna è veramente libera?

Non lo so. Forse bisogna guardare all’intera sua opera per provare a rispondere. In ogni caso, il dipinto divenne famoso in tutto il mondo, icona della donna moderna e perfetto ritratto del suo tempo.

La ragazza coi guanti, però resta la mia preferita.

[Ragazza coi guanti]
Adoro tutte quelle sue donne eleganti e drappeggiate in pose statuarie, dai colori brillanti come lacche, ricche di contrasti e fascino infinito.

Ma di queste mi riservo di parlarne nei prossimi post.

Eleganza

L’eleganza è una filosofia di vita. È stile, consapevolezza, misura.

L’eleganza supera la bellezza e la comprende. È bellezza in movimento e porta con sé il senso del mutamento, come lo scorrere di un fiume, il fluire delle onde, il volo di un’aquila, o l’impeto della passione forte. Si muove persino nel dolore, nella vecchiaia, o nella povertà.

L’eleganza, effimera e impalpabile, ti seduce per la grazia che emana, per la leggiadria dei suoi passi, per i suoi modi cortesi, o per le parole che non conoscono inganno e ipocrisia.
Si manifesta senza artifici e senza essere volgare mai.
È armonia di forme senza esibizione e senza fastidiosi orpelli.
È l’arte di rendere bello ciò che è mediocre con semplicità e naturalezza, di ricomporre ciò che è frammentato con coraggio e dedizione.

L’eleganza è dono… e si dona incondizionatamente a chi l’apprezza e la comprende.

Quattro passi nel parco

A volte attraversando un parco si fanno incontri simpatici… come questo scoiattolo che passava da un albero all’altro nei giardini di Italia 61 a Torino. Oggi meritava attraversarli, allungare un po’ la strada e fare qualche scatto qua e là al laghetto e al Palazzo a Vela e infine, naturalmente, una piacevole pausa caffè.

Questi giardini circondavano e abbellivano il nuovo quartiere a sud della città di Torino, chiamato appunto “Italia 61” e costruito per celebrare i 100 anni dell’Unità d’Italia.

Sono ancora visibili i piloni della futuristica Monorotaia, i padiglioni adoperati per la Mostra delle Regioni che oggi ospitano il campus dell’ONU, il Palazzo del Lavoro che versa purtroppo in un indecoroso stato di degrado e il Palazzo a Vela che è invece stato ristrutturato in occasione dei giochi olimpici del 2006 e viene oggi utilizzato per manifestazioni sportive e culturali.

📍 Bar Affinity – Via Genova 178 – Torino

Tutto il blu in una tazzina

📍Bar Chiara – Corso Peschiera 311 Torino

Il caffè di questa mattina mi ha regalato una sensazione blu, come un onda… e mi ha fatto tornare in mente un libro che  avevo letto un po’ di anni fa. Così ho ripescato quelle pagine  e ho deciso di condividerle.

Ottimo il caffè e pure la brioche!

Dal cielo al mare, era un’infinita varietà di blu. Per il turista, quello che viene dal nord, dall’est o dall’ovest, il blu è sempre blu. Solo dopo, quando ci si sofferma a guardare il cielo e il mare, ad accarezzare con gli occhi il paesaggio, se ne scoprono altre tonalità: il blu grigio, il blu notte e il blu mare, il blu scuro, il blu lavanda. O il blu melanzana, nelle sere di temporale. Il blu verde. Il blu rame del tramonto, prima del mistral. O quel blu così pallido, quasi bianco.”

[Jean-Claude Izzo – Chourmo Il cuore di Marsiglia]